
Quello che devi fare, lo sai già, è fluire, scorrere.
Non nuotare ma fluire. Goccia dopo goccia tutto ti scorre sulla pelle, sulle
braccia, sulle gambe. Lambisce, accarezza, sciacqua. Un’onda alta ti solleva,
una bassa marea ti posa sulla spiaggia. No, non sei sua schiava, sei parte di
lui.
Immerso nell’argento quel pensiero che avevi nascosto si
cancella. Scolorisce dalla pelle e si mischia alla salsedine. Si scioglie.
Diventa mare. Guarisce. Libera.

All’alba eri di nuovo in superficie. Sotto al
cielo, di nuovo. Il sale incrostato nelle ferite, sanguinante, umiliata. VIVA. Forse
pensavi di sognare, perché troppo grande era la fortuna di sopravvivere. Forse
credevi di non meritarlo. Forse avevi paura di averlo offeso in modo
irreparabile, questa volta, alzando la testa oltre l’increspatura.
Quello che
ancora non sapevi era che lui, il Mare, nella notte, ti aveva salvata. E' stato violento quando ti ha trascinato lontano, al di là delle rotte già percorse. Ma è proprio galleggiando in quelle acque familiari che tu avresti incontrato
fantasmi di pirati e mostri dei fondali. Nella notte lui ti ha tuffata in onde trasparenti. Tra
la spuma e i coralli farai un nuovo approdo. Qui, ora, ci sei solo tu e lo
specchio. Dell’acqua.
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