Non è un destino segnato. Non è un caso isolato. Non è una condizione sociale. Non è sempre visibile. Non è la normalità. Non è amore.
Femminile plurale, del genere che urla NO con gli occhi, la bocca, le mani, che scalcia contro chi vuole ferrarlo; queste sono le DONNE a cui vorrei costruire quel senso di protezione che hanno perso, intorno alle quali generare uno spazio in cui sentirsi progetto di se stesse.
La Casa delle Donne.
NO. Non un luogo in cui rifugiarsi ma dal quale aprirsi nuovamente.
NO. Non il luogo solo del nero ascolto ma di scambio di esperienze che possano ricolorarsi.
NO. Non per isolarsi ma per accogliere gli uomini che le braccia le usano per aiutarci a costruirla, tese ancora a cingerci la Vita.
NO. 365 volte NO.
Perché tutti i giorni si ricordi che di passionale in un omicidio non c'è nulla; che 'dai, fate la pace' lo si suggerisce ai Paesi in guerra; che gli occhi neri stanno bene solo ai pirati; che le parole, pur sottili, provocano lividi; che un NO non è un sì malcelato.
L'amore è il più difficile dei giochi.
Proprio come un qualsiasi gioco da tavolo, ha regole e strategie. E obbiettivi, ben precisi.
E perdere al tavolo...tutti noi possiamo testimoniare, ruga, ruga proprio parecchio.
Da quando metti il velo alla Barbie e la fai sposare con Ken, a quando piangi perché la fine di una storia, da adolescente, sembra la fine anche del mondo intero; a quando decidi di concederti a piccoli passi per non entrarci troppo in quella storia nuova, per tenere alte aspettative e voglie, e per non stare male ancora; a quando con lucida maturità affronti la sconfitta di una storia che è andata a finire in nulla.
Giochi di sguardi, di parole e di gesti.
Per farti amare. Per amarti e onorarti. O anche no.
Giochi di parole non dette. O parole dette che non avrebbero dovuto giungere mai alle orecchie dello sfidante.
Le carte in tavola.
Persino una carta non calata potrebbe farti perdere la partita.
E se invece potesse essere tutto semplice!?
"[...] T’amo senza sapere come, né quando, né da dove,
t’amo direttamente senza problemi né orgoglio:
così ti amo perché non so amare altrimenti
che così, in questo modo in cui non sono e non sei,
così vicino che la tua mano sul mio petto è mia,
così vicino che si chiudono i tuoi occhi col mio sonno."
Pablo Neruda - Cento Sonetti d'Amore
E quindi?? Dove sono le istruzioni??? Forse dietro al coperchio?
Per l'amor del cielo qualcuno ci insegni a giocare.
Ho smesso di pensare a come avrei arredato la mia futura casa esattamente quando ho smesso di credere che esiste un principe azzurro, al di là delle favole. Un po' perché i finali da "...e vissero tutti felici e contenti" non mi hanno mai convinta, cinica che sono dalla culla, un po' perché a trent'anni e ancora residente nella magione di famiglia, la Disney il Destino ha scelto per me Peter (Pan, per l'appunto, il mio principe) che di azzurro ha i suoi begli occhioni.
Ora, prendi una principessa a caso di oggi, una di quelle che vorrebbero che lui in bagno alzasse la tavoletta, oppure che rinunciasse, che ne so, alla finale di coppa per accompagnarti alla fiera degli sposi, e chiedile di indicarti il suo principe azzurro; con molta probabilità lei ti parlerebbe di Big. Quello di Carrie. Sì dai, quello della Limousine, l'autista e le pareti della camera da letto tinte di rosso scarlatto.
Io, invece, che sono una princi un po' più pragmatica, vi direi John McClane. Quello con la canotta sudicia degli sforzi fatti per salvare il Paese dai tiranni del terzo millennio, lui che di azzurro al massimo ha la fodera della fondina. Lui che, però, corre a salvarti anche se sei una stronza che da lui vuole solo il divorzio. Tipo la sua Holly. Chissà come l'ha arredata casa sua, John, dopo che lei lo ha piantato.
Come potrà mai essere la casa di uno che non c'è mai? Un monolocale? Con giusto l'essenziale? Cosa non potrebbe mai mancare a casa sua? A parte una princi pragmatica come me?
Prova ad immaginare di dare le tue chiavi di casa ad uno sconosciuto. Al massimo ad un conoscente.
Pensa a quale sarebbe il tuo stato d'animo. Non tanto quando in casa ci sei tu, situazione che ti permette comunque di reagire in qualche modo...con un saluto caloroso quando entra, ma anche attendendolo con una mazza da baseball in mano.
Prova a pensare a quando non sei in casa, e sapere che può entrare e fare ciò che vuole.
Chiudi gli occhi e immaginati la scena.
Casa vuota, gira la chiave nella toppa. Entra.
Hai lasciato tutto in giro. Le tue ciabatte cicciotte rosa. Il tuo pigiamone di flanella. Il plaid arruffato. La cover del DVD romanticone strappalacrime che hai riguardato per l'ennesima volta ieri sera, nella tranquillità della tua solitudine. Ed hai pianto, come sempre, quando lui le dice che ama solo lei.
Sul tavolino davanti al divano alcune bottiglie di birra bevute per sopportare lo stato di malinconia estrema che ti è preso dopo la visione del dvd sopracitato.
(Se fossimo in quel film americano, ci sarebbe una bottiglia di Jack Daniels...ma diciamoci la verità...ci sono whisky migliori, semmai...in caso proprio si volesse andare sul pesante.)
In cucina i resti di una cena frugale, fatta di cose veloci, poco invitanti. Una scatoletta di tonno, lo yogurt coi cereali (chi lo dice che bisogna mangiarlo solo a colazione, dico io?!) , il coltello sporco di Nutella (ma la Nutella l'hai rimessa subito via...ti senti troppo in colpa a lasciarla in giro, vuoi nascondere il corpo del reato, lo so).
Un pacchetto di orsetti gommosi a cui mancano solo quelli rossi, i tuoi preferiti.
In camera da letto ci deve essere passato già un ladro, prima dello sconosciuto che è entrato poco fa. L'armadio è vuoto, il settimino ha tutti i cassetti aperti e il letto non c'è. Aspetta. Come non c'è il letto?...Ah, no, scusa, è nascosto sotto questa montagna informe di vestiti. Già...dimenticavo che ti sei dovuta vestire per andare a lavoro. E non hai mai niente nell'armadio (infatti è appunto tutto sopra il tuo letto). Sul comodino un bel libro iniziato da poco...più altri 3 libri tutti quasi finiti, ma con il segnalibro sull'ultimo capitolo. Perché non riesci a leggere il finale. Gli addii ti straziano, anche quelli che devi dare ai personaggi di un libro che ti è piaciuto tanto.
E poi ecco la cosa peggiore che il semisconosciuto possa trovare, nascosto tra t-shirt e abitini di maglia. Il tuo portatile rimasto acceso sul tuo blog personale. Blog che hai creato con uno pseudonimo per poter imprimere nella rete i tuoi pensieri più intimi senza che nessuno ti riconosca.
Solo lì hai avuto il coraggio di confessare quanto disarmata, indifesa, incredula, insicura, indecisa, intontita, ti abbia lasciato questo sentimento a cui anche dare il nome di Amore ti sembra riduttivo. Questo sentimento a cui ti sei arresa, dopo una sfiancante lotta contro te stessa e la tua tenace convinzione che "tu vuoi solo divertirti".
Perché proprio come l'immagine dello sconosciuto con la tua chiave di casa, una persona è arrivata nella tua vita, senza preavviso, e senza un motivo razionale valido, gli hai spalancato le porte, dato libero accesso. Viene quasi da pensare che questa persona in realtà, avesse già le tue chiavi...tanto gli è stato facile entrare. Ma ormai non puoi più niente. Terrorizzata da ciò che vedrà, meravigliata dal fatto che non ne sia disgustato...anzi.
Io al cimitero non ci vado mai.
Perché se dal divano della casa in cui vivo ora chiudo gli occhi, e penso ai miei genitori...
Li penso a Casa mia.
La casa che ha costruito mio padre con la fatica e i sacrifici di tutta una vita.
Penso a mio padre che cucina le alici ripiene, chiedendo il filo per imbastire per chiuderle a mia madre, che sta cucendo qualche orlo per qualche sua amica, o per qualche ricca signora milanese in villeggiatura dalle nostre parti..
Penso a mio padre che lascia uno schifo totale in cucina.. e a mia madre che smadonna tutte le volte perché le tocca pulire.
Penso a mio padre che mi portava con la Vespa a comprare i gelati per tutti, e mi faceva stare in piedi davanti a lui, attaccata al parabrezza... e penso a mia madre che ogni volta mi diceva di non mangiarli tutti.
Penso all'odore di cemento e sabbia che aveva sempre mio padre.. e alle pataccate di saliva che mi lasciava mia madre in faccia per pulirmi.
Non abito più in quella casa, ormai da 3 anni e mezzo... ma se chiudo gli occhi mi rivedo ancora lì.
Soprattutto rivedo loro.
Ecco.. se non vado al cimitero.. posso sempre immaginarli a casa.
Se invece ci vado... poi diventa tutto vero.
******
Se ne sono andati.
Per qualche giorno i maschi di Casa se ne sono andati.
Devo ammetterlo... sto bene, benissimo, con loro. Li adoro. Li amo. Farei qualunque cosa per loro.
Ma cacchio, ogni tanto è splendido stare da soli.
Un po' di tempo per me.. un po' di silenzio, un po' di musica, un po' di dolci, un po' di programmi in tv che adoro e che non riesco mai a vedere perché al mio Lui non piacciono, un po' di sano riposo nel lettone, col cuscino in mezzo, e posizione "a stellina".
Torno al passato.. quando loro non c'erano, a casa.
Quando ero solo io.. quando facevo colazione, pranzavo e cenavo da sola.
Quando cercavo all' Esselunga le confezioni da Uno.
Quando partivo per lavoro e non avevo nessuno che mi aspettava al ritorno.
Dal momento di euforia della desiderata "solitudine", il pensiero si trasforma in una malinconica "mancanza".
Mi intristisco e mi lascio andare ad un micro sonno sul divano.
Sento la chiave che gira nella porta... Sono loro.
Non faccio nemmeno in tempo ad alzarmi... che vengo travolta da scodinzolii e leccate in faccia.
E poi, arriva un bacino.
"Ciao", dice.
"Mi siete mancati", dico io.
"Ma smettila, ti sei riposata un po' senza di noi", dice.
"Smettila tu, mi siete mancati", insisto.
Arriva lui. Una codata e una leccata in faccia piena di agitazione e di amore.
"Anzi, mi è mancato lui. Non portarmelo più via. Che senza di lui poi io penso troppo e poi mi manchi".
Ride.
"Dai vieni qui sul divano con me", dico, "Mi sei mancato tanto anche tu".
Sul divano.. io, lui, e il cane.
Home is where my dog is.
Ecco, quando fai così non so resisterti. Stasera sei particolarmente brillante, sicuro di te, trattieni un sorriso.
E d’altronde i ruoli li conosciamo bene, no? Tu sei l’uomo e io la donna, dunque lasciamo semplicemente che ognuno reciti la sua parte.
La prima mossa spetta a te, si sa.
Quello che un uomo deve fare non c’è bisogno che te lo dica. Tu sei il mercante, Sei l’illusionista, il prestigiatore.
Devi convincermi, devi stupirmi, devi farmi credere che non esista nient’altro al mondo, questa sera.
Ed io? Certo, devo farmi conquistare con classe, poco alla volta, facendoti dubitare fino all’ultimo. Avanti, fammi vedere che cosa sai fare.
Parlami, piano. Tanto non ascolto molto ciò che dici. Forse qualcosa riguardo ai miei capelli...
In fondo le parole, in questo gioco, servono solo a distogliere l’attenzione da quello che fanno le mani. Come un mago le muovi con eleganza.
Lente.
Lente.
Lente.
Ed io sono troppo incantata dal tuo sguardo per riuscire a pensare.
Le tue mani sono un mezzo di trasporto emotivo: mi portano dove le emozioni si sciolgono e scorrono libere nelle vene.
Mi sfiori la schiena e i muscoli si rilassano. Le tue mani sulla testa e i pensieri si placano. Anzi, evaporano. La mente si annulla. Ora sono solo corpo e istinto.
E non ricordo più quale dovrebbe essere la mia prossima mossa.
La mia volontà è scivolata fino in fondo alle lenzuola, insieme ai vestiti. Non sono più cosciente, non sono più niente.
O sono tutto, finchè resto nelle tue mani. Il tuo tocco mi dà vita. Sono come quei giocattoli che si animano solo quando vuoi tu. Il tuo profumo mi annienta. Il tuo ritmo mi imprigiona. Quello che un uomo deve fare lo hai stabilito tu, è polverizzare ogni proposito di una donna.
Se smetti, precipito. Le tue mani mi lasciano.
Le news alla radio. Tra poco trasmetteremo l'oroscopo del giorno. Il vicino ha ripreso a martellare alle otto di mattina. Sta passando il camion a ritirare il vetro. La coinquilina sta preparando il caffè.
Ricerco quelle sensazioni con le mie, ma non è la stessa cosa.
Non posso darmi ciò che tu mi hai dato.
Niente può.
Perché scoprirti per me è stato come palesare l'ovvio. Perché tu invece mi hai scoperta come se io fossi stata l'America, e tu Colombo.
Prima che le tue mani mi percorressero, io non sapevo come ero fatta. Non conoscevo il mio corpo. Quasi come se finora lo avessi tenuto in affitto. Quasi come se non lo avessi mai abitato.
E le mie mani su di te invece sembravano conoscere già ogni piega, ogni strada da percorrere.
Erano le mie che ti hanno voluto. Eppure erano loro sorprese e meravigliate. Mentre le tue erano esploratrici curiose di nuovi territori, che con intuito infallibile si orientavano senza mai perdersi.
Adesso vorrei che fossero qui, che mi accarezzassero i capelli mentre sprofondo tra i pensieri. Anzi, vorrei che si aggrappassero proprio ai miei capelli, per tenermi qui, per evitare che mi perda, o che cada nei miei baratri di tristezza. Vorrei che si aggrappassero ai miei fianchi, per stringermi a te. Vorrei che prendessero le mie, per portarmi avanti quando io ho paura di fare anche un solo passo.
Vorrei guardarle, le tue nelle mie, e non riuscire più a distinguerle.
Quando usciamo sostanzialmente io bevo acqua.
La preferisco frizzantissima, con fettina di limone, grazie.
Acqua un po' perché, come da mio post precedente, son sempre a dieta, e si sa: l'alcol ha più calorie del gelato, ed un po' perché a bere per me e per lui c'è già il mio moroso.
Ecco, credo che il fatto che io sia praticamente astemia, o comunque non abbia nessuna intenzione di prendermi una sbronza in nessun sabato sera, sia una delle cose che ama di più di me.
Che infinita dolcezza. La questione è che finisco insignita del ruolo dell'autista, guido sempre a tornare indietro! Anche (e soprattutto) le volte che mi cala la palpebra che dopo 4 secondi, complice il rollio dell'automobile, avrei già la bolla dal naso modello manga giapponese.
Inoltre il mio moroso è decisamente più simpatico quando è un po' allegro, perlomeno c'è caso che balli, o che sentiate la sua voce, perché normalmente, in condizioni di totale sobrietà, si concede solo per sporadiche pungenti frecciatine, "il sentenza".
Quindi si, a patto che non esageri (se no chi lo regge più!), mi sacrifico volentieri.
E poi cavolo, io sono donna, per quanto riguarda me stessa, mi piace mantenere un certo aplomb...di donne che si rotolavano sul pavimento ne ho viste, e devo dire che proprio non è uno spettacolo degno di una signora. Credo che non paghi molto neanche con gli uomini, perlomeno quando hai anagraficamente passato i 15 anni.
Al limite la sbronza può tornare utile come scusa per fare cose che non faresti, ma che in fondo si sa! che le vuoi fare, ragazzaccia!!
Oh poi bere non mi serve troppo, se una è già divertente da sobria che male c'è?! ;)
Avete presente..
"Prendi una donna,
trattala male,
lascia che ti aspetti per ore,
non farti vivo e quando la chiami
fallo come fosse un favore..."
Cazzate.
Io sono una donna, appunto. Non ho tempo da perdere implorando l'attenzione di un povero cristo qualsiasi. Se stai a fare strategie di stronzaggine con me, ti ritrovi a finirti di pugnette in bagno. Sei tu che ci perdi, tesoro.
Oppure...
"Prendi una donna,
dille che l'ami,
scrivile canzoni d'amore,
mandale rose e poesie,
falle anche spremute di cuore..."
Peggio.
Sai che palle con uno così? Rose, poesie, SPREMUTE DI CUORE.
Accompagnate da fette di pane e noia?! Via su, siamo seri. Ad un uomo così una relazione dura quanto "il bercio di un gatto" (bercio=urlo, espressione molto locale che significa che dura molto poco).
Evito di proseguire con le inutili scemenze che la canzone va avanti propinandoci. (L'avete riconosciuta sì? Teorema di Marco Ferradini...
Se non dando ragione ad un'unica frase, ovvero che "non esistono leggi in amore". O meglio, non esistono regole. E non solo nell'amore. Non esistono regole di nessun tipo nelle relazioni interpersonali.
Almeno non ne esistono che accomunino tutti. Ognuno ha le sue.
Io ho le mie, infatti. Io so cosa voglio, lo so con precisione, e non transigo. E la regola sopra ogni altra, il mio primo emendamento della costituzione dei miei rapporti è:
"Posso in ogni momento, a mio piacimento, cambiare le regole; perché, dentro di me, comando io."
'mamma, mammaaaaaaaa, ti devo parlare!'
'dimmi tutto tesoro mio'
'mamma io DEVO amare una femmina?'
Si sbarrano gli occhi, mi si secca la gola, ecco è arrivato il momento fatidico, quello delle domande imbarazzanti...
Certo non credevo sarebbe arrivato così presto, il primogenito in fondo ha solo sette anni, e adesso cosa gli rispondo?
E se mi chiede qualcosa sul sesso?L'omosessualità?
Sudo freddo, anzi freddissimo e con uno stiratissimo sorriso e una finta naturalezza gli rispondo
'tesoro innanzitutto non si dice femmina ma donna(donna???),vabbè bimba, eppoi cosa sono queste regole? Non ci sono regole in amore!'
La risposta che ho dato mi è piaciuta, non vorrei mai instillare in lui il germe dell'omofobia, anche se, ripensandoci, mi pare di aver risposto col testo della canzone di Ferradini........
'non esistono leggi in amore, basta essere quello che si èèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèè.................'(canticchio)
'mamma!'(seccato)
'eeh???cosa???ah sì scusa dimmi pure!'
'scusa, ma la regola è che siccome sono maschio devo amare una femmm....ehmmm bambina?giusto?è così?'
Oddio insiste, e adesso?come ne esco? mi ero preparata sulle api, il polline, i fiori, sui semini che finiscono nella pancia, ma sull'omosessualità non sono proprio preparata, e adesso e adesso?
'ognuno può amare chi vuole! basta che alla base di tutto ci sia il rispetto per l'altra persona'
(minchia che risposta originale, vabbè questa mi è venuta)
'ma sì mamma ho capito, ho capito!!!insomma io volevo solo dirti che a me piace tantissimo una bambina che viene in classe con me!'
Sospiro di sollievo, mi accascio sulla sedia, insomma era solo questo che voleva dirmi, il primo amore, le prime simpatie, che dolce il mio cucciolo che cresce, quasi quasi mi commuovo pure!
'e perchè ti piace così tanto, tesoro mio?'
'mi piace perchè è mooooolto gentile! ho deciso mamma, mi innamorerò SOLO delle femmine gentili!'
Adesso sì che sono veramente commossa, figlio mio, quante cose crescendo imparerai sull'amore, se vorrai potrai sempre venire da me per confidarti, per aprirmi il tuo cuore, ma una cosa da subito ti voglio dire, certo avrai una vita sentimentale moooolto difficile se hai deciso di innamorarti delle femmine gentili!
Sollevare le posate come prendere lo spazzolino da denti, guardare il piatto come fosse il foglio dei prossimi appuntamenti in agenda, da scorrere velocemente.
In quel, e solo in quel, momento, bisogna darsi delle regole. E' non è il galateo, quello di cui ti parlo, non è l'esatta presa della giusta posata, il versare il giusto liquido nell'esatto bicchiere, che mi interessa.
Comincia col sederti, appoggia la schiena e scivola leggermente; accavalla, allarga o allunga le gambe se vuoi, ma rimani attento.
Osserva le posate, che siano due, quattro, sei; ancora pulite hanno una lucentezza che è fasulla, e i tanti graffi sulla superficie sono i segni dei denti di chi le ha usate prima di te. E come non si dovrebbe.
Solo le labbra dovrebbero chiudersi su di loro, a sentire per qualche secondo quel vago sapore metallico prima del gusto vero.
Tienile con delicatezza, non usarle per scavare, scomporre, sparpagliare ciò che hai nel piatto.
Sono le tue mani nella civiltà cosiddetta civile, ma che in verità si è data solo molti filtri.
Guardalo, il piatto: fondo a contenere sapori liquidi, piano a mettere in piazza sapienti composizioni.
Osservane la consistenza, ti rivela dove sei; porcellana bianca con un rigo di oro zecchino, terracotta sbeccata, plastica.
Finalmente sei arrivato al contenuto, puoi usare tre dei cinque sensi, perchè limitarti?
Vedine il colore, la forma; sentine il profumo, salato, dolce, speziato, di terra, di mare.
E c'è una regola fondamentale, ora, che mi preme farti rispettare: abbi la pazienza di comporre il boccone perfetto, bilancia gli ingredienti così come, chi li ha composti prima per te, ha previsto arrivassero alle tue papille.
Indugia nel masticare per qualche secondo, lascia che il cervello cominci a saziarsi prima del tuo stomaco e poi fallo, mastica, ma lentamente.
Perchè sarà una breve successione di attimi, sarebbe inutile sincoparli.
Se te lo stai chiedendo, sì, ti ho fornito le regole del buon sesso, o della buona tavola, che poi è la medesima cosa.
Giugno è il mese dei matrimoni.
Lo si capisce dalle vetrine dei negozi, improvvisamente, come fiori al primo sole, sbocciano tutti questi vestitini svolazzanti, fantasie floreali e non, coloratissime.
Il pastello la fa da padrone, toni del rosa e del turchese (senza dubbio il colore dell'estate!) e tacchi vertiginosi sono l'ultima moda, quella da sfoggiare per uscire indenni dallo scanning visivo delle altre invitate.
Io non ho mai "sentito" particolarmente il matrimonio, da bambina non mi sono mai sognata con l'abito bianco a calcare la navata di Westminster.
Io il mio impegno ce lo metto comunque tutti i santissimi giorni, e quanto ce ne vuole!!
Sta di fatto che a me basterebbe sposarmi con un post-it, come Meredith e Derek, come nei telefilm.
Tutto quel celebrare mi mette anche un po' in imbarazzo, così al centro dell'attenzione della festa! e pensare che questo è proprio il motivo per cui la sposa cerca il vestito più bello, la location più bella, i fiori più belli.
Il protocollo: partecipazioni e partecipanti. Cinquantamila parenti che non vedi dal millenovecento, con pelle incartapecorita, cugini dei cugini dei cugini. Ecco, anche no.
Comunque c'è l'imbarazzo della scelta sul www, si trovano spunti per dare qualsiasi piega al proprio matrimonio, per non parlare dei forum di future sposine: consigli su ogni fronte. Qualche giorno fa ho letto post di ragazze che disquisivano in merito a che dieta seguire per entrare nel vestito pseudo taglia 38 che volevano, una piagnucolava perché era grassa: 60 kili invece che i 52 delle amiche! POVERI-NOI.
Povera io che in una pseudo-38 entro con una gamba (non che la cosa mi interessi molto..)
Al massimo i matrimoni mi piacerebbe organizzarli...una Martha Stewart dei poveri.
Già, infatti io mi sposerei solo per organizzarmi la festa, una di quelle senza pretese, fatta di decorazioni in cartoncino, lanterne cinesi colorate e fiori di campo, magari senza tacchi, e sull'erba fresca (anche perché non esiste nulla di peggio che avere tacchi chilometrici e starci sul prato, sprofondando in continuazione!), suggellata solo da promesse su un post-it, come detto sopra.
Serve altro?
L'altra metà della mia Mela non è di tante parole.
Mi vuole bene, anzi benissimo.
Lo so.
Anche se ogni volta che glielo dico mi risponde con uno sbuffo.
Ogni tanto si lascia scappare un "anch'io", ma... si, generalmente risponde sempre con uno sbuffetto.
Sarà che io, notoriamente logorroica, lo sono anche nell'esternare i miei sentimenti.
E quindi insomma, che gli voglio bene glielo dico fin troppo spesso.
E' più forte di me, non riesco a smettere.
Sarà che a mia madre non l'ho mai detto, e ora che non c'è più il mio rimpianto più grande è quello di non averglielo mai detto abbastanza.
Così quando provo il "bene", lo dico. Voglio che le persone che mi stanno vicino sappiano quanto voglio loro bene, soprattutto lui.
Una volta, vista la sua insofferenza, gli ho detto triste.. "E va beh, allora non te lo dico più".
Ma il giorno dopo ho fatto finta di scordarmi quella frase, e ho ripreso a dirglielo.
Lui invece, da bravo ometto, è più bravo a dimostrarmi il suo bene piuttosto che a dirmelo.
Un solletico, un occhiolino, una risata, un sorriso.
E per una come me, da sempre "second choice" del genere umano maschile, una persona come lui è una manna dal cielo.
La prima volta che mi ha fatto un regalo, stavamo insieme da poche settimane.. mi ha lasciato un bracciale Swarowski in cucina, io gli avevo detto che avrei preparato dei pancakes per colazione.. e lui mi ha voluto stupire.
Ho pianto, ho pianto come una fontana.
Nessun uomo mai nella mia vita mi aveva fatto un regalo. Mai.
Vedere quel regalo lì, per me, è stato come... una magia.
E il giorno del nostro primo anniversario, scendere le scale e trovare uno scatolino con un nastro marrone di raso intorno, mi ha fatto andare il cuore alle orecchie.
Ho iniziato a piangere senza nemmeno guardare cosa c'era dentro.
Un anello, con un diamante. Un diamante vero!
Per me! Impossibile, incredibile, impensabile.. Impossibile, l'ho già detto? Impossibile!
E poi sotto la scatola, ecco unpost-it.
"Occhio a non farlo cadere nello scarico del lavandino. Buon primo anno".
Non è romantico, lo so.
Nel mio pianto è spuntata una risata.
Ed ecco, lui cos'è per me.
La risata, a spezzare il pianto che avevo.
E mi convinco ogni giorno che passa, che sia stata mia madre, a mandarmelo.
Ogni volta che dico a lui ti voglio bene.. sotto sotto.. magari.. per la fantomatica "legge della proprietà transitiva".... lo dico anche a lei.
Ho sognato Roberto Benigni che mi diceva, gesticolando in toscanaccio, "gli hai dato un cortile, ci ha fatto una porcilaia!". Ora, non è che io abbia mai recitato, non volontariamente, almeno. Ma i giorni sono pieni di bravi attori inconsapevoli. Contrariamente a molti trattati di psicologia infantile, da bambina non ho avuto un amico immaginario. Forse sono proprio queste le DONNE che li cercano nei forum, prima, nei social, ora. Il meccanismo è lo stesso che scatta con il vicino di posto in treno, o in areo, su lunghe tratte. Se facessimo una crociera da soli avremmo una gran quantità di estranei fraterni.
Il sesso opposto sembra possa accogliere meglio di un vaso canopo i nostri organi profumati: il cervello, lo stomaco, il cuore. Il guaio è che questi piccoli vasi non sono fatti per contenere più organi di diverse persone contemporaneamente, e non possono essere svuotati a piacimento per un rapido risciacquo.
Si è alzato un pò di vento, mi hanno passato un coltello seghettato per pettinarmi. Non l'ho preso e ho pensato: se sto calma mi passerà accanto.
Le donne sono Elpis (la speranza), ferme sul fondo del vaso scoperchiato e richiuso da Pandora. Aspettano non di essere liberate, ma di liberare se stesse con l'aiuto di un'altra donna, Pandora, che riaprirà il vaso. E' lei, la curiosità, che ci frega.
Ma in fondo anche di una porcilaia non si butta via niente.