Scrivo su un post-it 4x5 cm il numero della prenotazione: 916653230.
L'ansia da F24 è diminuita.
Fissare l'appuntamento con la tutor dell'agenzia delle entrate mi rasserena.
Quella signorina è meglio del Diazepam.
Le porto i miei incartamenti, lei li fotocopia, poi li ordina per tipologia e il giorno dopo taaac
La sua mail dai toni formalissimi in cui annuncia:
"In allegato trasmetto Unico 2012. Vorrà cortesemente riconsegnare una copia sottoscritta."
Come posso non adorarla!
Poi però mi chiede a chi voglio destinare l'otto e il cinque per mille del mio IRPEF...
Posticipare. Fare una cosa dopo il suo tempo.
Rimandare a quando una cosa che potevo fare oggi?
Quelli della mattina, sono i sogni più vividi, quelli che quasi ci stai così bene dentro che vorresti, dal sogno, allungare una mano e regolare la sveglia sul mai.
Sogno case labirintiche eppure perfettamente e armoniosamente distribuite e funzionali, bianche, senza macchie di singolari richieste; si dispiegano su colli, scogliere, quartieri di città ancora da vedere.
Con gli occhi ancora semi chiusi per paura che la luce le contamini, le impressiono su un post-it, come su una pellicola, pochi segni per ricordarmi gli spazi.
Entra la luce, sospinge i gesti quotidiani e mi è subito chiaro che questa sarà una di quelle giornate.
Scorro la lista delle cose da fare, con determinazione;
non mi servirà certo un altro post-it per ricordarle.
Chiamare il serramentista. Detersivo per la lavatrice.
Con lo sbuffo di dentifricio sulla maglia, i boccoli cadenti per lo scirocco e il piglio di chi ha poca voglia di fare, oggi, vado.
Inviare il layout degli impianti all'ingegnere. Bagnoschiuma.
L'unica cosa al suo posto oggi è la testa, per aria.
Mi sforzo di ricomporre in una sequenza logica le immagini della casa sognata; sono Arianna che ripercorre con gli occhi il filo del mio sogno labirintico.
E' il sogno stesso, il Minotauro, che mi rapisce per l'intera giornata.
E penso che vorrei avere sotto la penna quel post-it, per aggiungere particolari che già sfuggono.
Scegliere i colori per la facciata. Latte, 2 litri.
Quando nemmeno Perseo riesce più a seguire il filo dei miei discorsi distratti, con il piglio di chi ha fatto, anche oggi, torno.
Gli infissi, la mail, i provini, il detersivo, il bagnoschiuma, il latte.
Si sono tutti scollati dai pensieri come quel post-it dal muro.
La prossima volta forse dovrò chiuderli in una delle stanze di quella casa bianca, nel foglio giallo.
Giugno è il mese dei matrimoni.
Lo si capisce dalle vetrine dei negozi, improvvisamente, come fiori al primo sole, sbocciano tutti questi vestitini svolazzanti, fantasie floreali e non, coloratissime.
Il pastello la fa da padrone, toni del rosa e del turchese (senza dubbio il colore dell'estate!) e tacchi vertiginosi sono l'ultima moda, quella da sfoggiare per uscire indenni dallo scanning visivo delle altre invitate.
Io non ho mai "sentito" particolarmente il matrimonio, da bambina non mi sono mai sognata con l'abito bianco a calcare la navata di Westminster.
Io il mio impegno ce lo metto comunque tutti i santissimi giorni, e quanto ce ne vuole!!
Sta di fatto che a me basterebbe sposarmi con un post-it, come Meredith e Derek, come nei telefilm.
Tutto quel celebrare mi mette anche un po' in imbarazzo, così al centro dell'attenzione della festa! e pensare che questo è proprio il motivo per cui la sposa cerca il vestito più bello, la location più bella, i fiori più belli.
Il protocollo: partecipazioni e partecipanti. Cinquantamila parenti che non vedi dal millenovecento, con pelle incartapecorita, cugini dei cugini dei cugini. Ecco, anche no.
Comunque c'è l'imbarazzo della scelta sul www, si trovano spunti per dare qualsiasi piega al proprio matrimonio, per non parlare dei forum di future sposine: consigli su ogni fronte. Qualche giorno fa ho letto post di ragazze che disquisivano in merito a che dieta seguire per entrare nel vestito pseudo taglia 38 che volevano, una piagnucolava perché era grassa: 60 kili invece che i 52 delle amiche! POVERI-NOI.
Povera io che in una pseudo-38 entro con una gamba (non che la cosa mi interessi molto..)
Al massimo i matrimoni mi piacerebbe organizzarli...una Martha Stewart dei poveri.
Già, infatti io mi sposerei solo per organizzarmi la festa, una di quelle senza pretese, fatta di decorazioni in cartoncino, lanterne cinesi colorate e fiori di campo, magari senza tacchi, e sull'erba fresca (anche perché non esiste nulla di peggio che avere tacchi chilometrici e starci sul prato, sprofondando in continuazione!), suggellata solo da promesse su un post-it, come detto sopra.
Serve altro?
L'altra metà della mia Mela non è di tante parole.
Mi vuole bene, anzi benissimo.
Lo so.
Anche se ogni volta che glielo dico mi risponde con uno sbuffo.
Ogni tanto si lascia scappare un "anch'io", ma... si, generalmente risponde sempre con uno sbuffetto.
Sarà che io, notoriamente logorroica, lo sono anche nell'esternare i miei sentimenti.
E quindi insomma, che gli voglio bene glielo dico fin troppo spesso.
E' più forte di me, non riesco a smettere.
Sarà che a mia madre non l'ho mai detto, e ora che non c'è più il mio rimpianto più grande è quello di non averglielo mai detto abbastanza.
Così quando provo il "bene", lo dico. Voglio che le persone che mi stanno vicino sappiano quanto voglio loro bene, soprattutto lui.
Una volta, vista la sua insofferenza, gli ho detto triste.. "E va beh, allora non te lo dico più".
Ma il giorno dopo ho fatto finta di scordarmi quella frase, e ho ripreso a dirglielo.
Lui invece, da bravo ometto, è più bravo a dimostrarmi il suo bene piuttosto che a dirmelo.
Un solletico, un occhiolino, una risata, un sorriso.
E per una come me, da sempre "second choice" del genere umano maschile, una persona come lui è una manna dal cielo.
La prima volta che mi ha fatto un regalo, stavamo insieme da poche settimane.. mi ha lasciato un bracciale Swarowski in cucina, io gli avevo detto che avrei preparato dei pancakes per colazione.. e lui mi ha voluto stupire.
Ho pianto, ho pianto come una fontana.
Nessun uomo mai nella mia vita mi aveva fatto un regalo. Mai.
Vedere quel regalo lì, per me, è stato come... una magia.
E il giorno del nostro primo anniversario, scendere le scale e trovare uno scatolino con un nastro marrone di raso intorno, mi ha fatto andare il cuore alle orecchie.
Ho iniziato a piangere senza nemmeno guardare cosa c'era dentro.
Un anello, con un diamante. Un diamante vero!
Per me! Impossibile, incredibile, impensabile.. Impossibile, l'ho già detto? Impossibile!
E poi sotto la scatola, ecco unpost-it.
"Occhio a non farlo cadere nello scarico del lavandino. Buon primo anno".
Non è romantico, lo so.
Nel mio pianto è spuntata una risata.
Ed ecco, lui cos'è per me.
La risata, a spezzare il pianto che avevo.
E mi convinco ogni giorno che passa, che sia stata mia madre, a mandarmelo.
Ogni volta che dico a lui ti voglio bene.. sotto sotto.. magari.. per la fantomatica "legge della proprietà transitiva".... lo dico anche a lei.
Settembre 2005. "Ciao. La tua stanza è la quarta a sinistra. Ci vediamo stasera dopo il lavoro."
Forse la cosa che mi mancherà di più è la pace della sigaretta sul balcone dopo cena. Anche perché rientrata in camera, la camera indicata dal post it, quella pace si dissolve in polvere, che non si distingue da quella che ricopre gli scatoloni, ormai chiusi da giorni con lo scotch marrone.Magari quella sigaretta continuerò a fumarla sul nuovo balcone. Ma non sarà mai la stessa sigaretta. È pazzesco come le persone riescano ad affezionarsi alle cose, ai luoghi, alle situazioni, così intensamente come fossero persone.Ed è pazzesco come le persone riescano ad essere così involontariamente profetiche con un semplice biglietto colorato. "La tua stanza..."
In fondo quando sono sbarcata qui guardavo questo posto con sospetto. Ricordo che attraversai l'ingresso e il corridoio, contando le porte sulla sinistra, con il post it verde in mano, per cercare la mia camera: una cassapanca, una rete singola, una scrivania nera, pavimento in marmoridea, finestra luminosa.Focalizzai bene il colore delle piastrelle della cucina, le porte delle stanze, i balconi e gli angoli meno battuti dello sgabuzzino. Con la consapevolezza e l'emozione che comunque sarebbero divenuti parte di me, un giorno.
Quel giorno ora è arrivato. E proprio adesso che sto per spazzare per l'ultima volta questi pavimenti, capisco che questo posto, queste strade, questa città, mi appartengono. "La tua stanza..." Diceva il biglietto.
La consapevolezza è quella che quando chiuderò questa porta a chiave, non sarà più come prima. Il che è una grande fortuna. Altrimenti non riuscirei mai ad appartenere a nessun altro posto.
Sfilo un'altra sigaretta, e suggello l'appartenenza.
La prossima sarà quella delle emozioni, delle osservazioni e delle scoperte. Sul nuovo balcone. Giugno 2012. "Ciao. La mia stanza era la quarta a sinistra. Trattala bene. M."