Qualche tempo fa mi sono imbattuta in maniera del tutto casuale in una notizia perfetta per il tema che stiamo affrontando, quindi ho deciso di risparmiarmi la mia consueta acidità a favore della condivisione.
Amy Smith, ingegnere americano del Massachussets Institute of Technology ha trovato un sistema davvero elementare per dare luce alle abitazioni più povere di Haiti. Gli ingredienti sono: acqua, una bottiglia di plastica ed un cucchiaio di candeggina per una ricetta chiamata Solar Bottle Bulb.
La periferia di Manila ospita baraccopoli talmente povere e sovrappopolate da non lasciare possibilità di avere luce naturale. Chi le abita spesso è costretta a vivere al buio. Così le bottiglie usate diventano un tesoro prezioso perchè se riempite ed adeguatamente fissate in copertura, consentono di sfuggure all' oscurità.
Come questo sia possibile è presto detto, le Bottle Bulb vengono infilate nei tetti di lamiera; i raggi solari captati dall'esterno vengono riflessi all'interno, generando un'illuminazione paragonabile a quella di una lampadina da 55 watt. le bottiglie-lampadina vengono distribuite e montate ad una cifra simbolica che si aggira intorno ad un dollaro, e ne sono già state vendute dodicimila pezzi nelle sole Filippine.
Solar Bottle Bulb, fa parte di un progetto denominato "un litro di luce" che abbraccia le teorie del movimento Appropriate Technology creato per sostenere le tecnologie semplici ed ecologiche contro la povertà, per un mondo migliore.
Dicono
che il periodo sia giunto. Ne parlano giornali, televisioni,
persone. Le piogge che arrivano e l’acqua che spazzerà via l’ultimo sentore d’estate.
Maglie e pantaloncini corti, costumi e infradito. Ma questi non sono i miei temporali.
Ascolta.
Piove
dalle
nuvole sparse.
Piove
su le tamerici
salmastre
ed arse,
piove
su i pini
scagliosi
ed irti,
piove
su i mirti
divini,
su
le ginestre fulgenti
di
fiori accolti,
su
i ginepri folti
di
coccole aulenti,
piove
su i nostri volti
silvani,
piove
su le nostre mani
ignude,
su
i nostri vestimenti
leggieri,
su
i freschi pensieri
che
l'anima schiude
novella,
su
la favola bella
che
ieri
t'illuse,
che oggi m'illude,
o
Ermione.
I temporali
estivi sono quelli che rispetto maggiormente.
Sono quelli più carichi d’ira e di musica. Ma
finiscono. Un sollievo, perché troppa rabbia non riuscirei a sopportarla.
Hanno
il sapore di una pausa tra un ventaglio che sventola e l’altro. Una boccata d'aria fresca durante il caldo opprimente.
Quando la tempesta suona, io rispondo. Mi attrae, non riesco a stare dietro alla finestra o sotto all'ombrello.
Resto a bocca
aperta ad osservare il cielo terso lottare invano contro grandi guerrieri
grigi. Un lampo. Poi il tuono. Dopo aver ascoltato i primi riesco a contare i
secondi del prossimo intervallo tra loro. Lampo. 1, 2, 3… Tuono. Squarcia il
cielo. Sta arrivando.
Odi? La
pioggia cade
su la
solitaria
verdura
con un
crepitío che dura
e varia nell'aria
secondo le
fronde
più rade,
men rade.
Ascolta.
Risponde
al pianto il
canto
delle cicale
che il
pianto australe
non impaura,
nè il ciel
cinerino.
E il pino
ha un suono,
e il mirto
altro suono,
e il ginepro
altro
ancóra, stromenti
diversi
sotto innumerevoli
dita.
E immersi
noi siam
nello spirto
silvestre,
d'arborea
vita viventi;
e il tuo
volto ebro
è molle di
pioggia
come una
foglia,
e le tue
chiome
auliscono
come
le chiare
ginestre,
o creatura
terrestre
che hai nome
Ermione.
L’odore è
inconfondibile. Osservo le persone correre a cercar riparo mentre le prime gocce scendono.
Le osservo. Ci ricamo e riadatto una melodia leggera.
Ascolta,
ascolta. L'accordo
delle aeree
cicale
a poco a
poco
più sordo
si fa sotto
il pianto
che cresce;
ma un canto
vi si mesce
più roco
che di
laggiù sale,
dall'umida
ombra remota.
Più sordo e
più fioco
s'allenta,
si spegne.
Sola una
nota
ancor trema,
si spegne,
risorge,
trema, si spegne.
Non s'ode
voce del mare.
Or s'ode su
tutta la fronda
crosciare
l'argentea
pioggia
che monda,
il croscio
che varia
secondo la
fronda
più folta,
men folta.
Ascolta.
La figlia
dell'aria
è muta; ma
la figlia
del limo
lontana,
la rana,
canta
nell'ombra più fonda,
chi sa dove,
chi sa dove!
E piove su
le tue ciglia,
Ermione.
Io non sento rane, non sento cicale. Non vedo ginepri nè tamerici. Sento solo lo scalpiccio di sandali nelle pozzanghere.
Voci allarmate che urlano “Da questa parte! Qui sotto!”, le auto, frenate, tergicristalli.
Nessuna foglia schiaffeggiata dall’acqua.
La pioggia brucia sull'asfalto prima riarso dal sole. E vince, rinfrescando i pensieri.
La città è il mio pineto.
Piove su le
tue ciglia nere
sìche par tu
pianga
ma di
piacere; non bianca
ma quasi
fatta virente,
par da
scorza tu esca.
E tutta la
vita è in noi fresca
aulente,
il cuor nel
petto è come pesca
intatta,
tra le
pàlpebre gli occhi
son come
polle tra l'erbe,
i denti
negli alvèoli
con come
mandorle acerbe.
E andiam di
fratta in fratta,
or congiunti
or disciolti
(e il verde
vigor rude
ci allaccia
i mallèoli
c'intrica i
ginocchi)
chi sa dove,
chi sa dove!
E piove su i
nostri vólti
silvani,
piove su le
nostre mani
ignude,
su i nostri
vestimenti
leggieri,
su i freschi
pensieri
che l'anima
schiude
novella,
su la favola
bella
che ieri
m'illuse,
che oggi t'illude,
o Ermione.
Il trucco
colato sulle guance, tacchi infangati e occhiali appannati. Ho voglia di salire sul terrazzo
del palazzo più alto e abbracciare la tempesta.
Poi però qualcosa mi ferma.
Fulmini.
Si, potrei restarci secca!
Apro gli
occhi, mi sveglio dal sogno e corro sotto il primo cornicione, zuppa e fradicia ma ancora con quella melodia nelle orecchie.
Questa è la
mia pioggia nell’urbanpineto. Questa è la mia acqua.
Quando usciamo sostanzialmente io bevo acqua.
La preferisco frizzantissima, con fettina di limone, grazie.
Acqua un po' perché, come da mio post precedente, son sempre a dieta, e si sa: l'alcol ha più calorie del gelato, ed un po' perché a bere per me e per lui c'è già il mio moroso.
Ecco, credo che il fatto che io sia praticamente astemia, o comunque non abbia nessuna intenzione di prendermi una sbronza in nessun sabato sera, sia una delle cose che ama di più di me.
Che infinita dolcezza. La questione è che finisco insignita del ruolo dell'autista, guido sempre a tornare indietro! Anche (e soprattutto) le volte che mi cala la palpebra che dopo 4 secondi, complice il rollio dell'automobile, avrei già la bolla dal naso modello manga giapponese.
Inoltre il mio moroso è decisamente più simpatico quando è un po' allegro, perlomeno c'è caso che balli, o che sentiate la sua voce, perché normalmente, in condizioni di totale sobrietà, si concede solo per sporadiche pungenti frecciatine, "il sentenza".
Quindi si, a patto che non esageri (se no chi lo regge più!), mi sacrifico volentieri.
E poi cavolo, io sono donna, per quanto riguarda me stessa, mi piace mantenere un certo aplomb...di donne che si rotolavano sul pavimento ne ho viste, e devo dire che proprio non è uno spettacolo degno di una signora. Credo che non paghi molto neanche con gli uomini, perlomeno quando hai anagraficamente passato i 15 anni.
Al limite la sbronza può tornare utile come scusa per fare cose che non faresti, ma che in fondo si sa! che le vuoi fare, ragazzaccia!!
Oh poi bere non mi serve troppo, se una è già divertente da sobria che male c'è?! ;)
Le domeniche pomeriggio d’inverno, dopo il consueto pranzo a casa dei nonni, mamma e babbo mi
portavano a fare un bel giro con la
macchina. La meta era sempre illago.
Quello finto dicevo io. Perché era artificiale. L’acqua blu e la foresta sommersa. La chiesa spostata per dar spazio all’acqua. Il vecchio albergo bombardato.
Loro raccontavano storie di tempi lontani e io con la mia gonnellina scozzese
ascoltavo rapita le loro parole.
D’estate c’era ilmare, splendido, infinito, calmo. L’odore
del caffè che usciva da quelle caffettiere che mio padre disegnava sulla sabbia
quando eravamo solo io, lui, i gabbiani, l’alba e il mare.
Crescendo, tutta quell'acqua intorno mi stava stretta. E mi sono affacciata curiosa e
assetata sulle sponde del più biondo
dei fiumi. L’acqua non aveva il colore
che usavo per disegnarlo. Ma il Tevere coi suoi ponti, i suoi tramonti, il
traffico intorno, il logo della mia tesi, le lacrime sulle note di Someone
like you, ha stregato il mio cuore e mi
ha strappato una promessa … ritornerò.
L’ho abbandonato per
l’Arno, dal profilo nobile, altero, a tratti presuntuoso e arrogante… anche
lui ha saputo strapparmi un sorriso e una lacrima e mi ha fatto emozionare,
nonostante lo abbia odiato profondamente. Percorrendo le sue sponde con la mia
nuova bici e le cuffie alle orecchie mi son fatta stregare dalla chiesa di San Miniato che sorveglia dall’alto. Dal prezioso Ponte Vecchio. Dal parco delle cascine. E cosi, anche con lui, siamo
diventati amici.
Fra i due fiumi intanto un altro lago chiamato amore è
entrato prepotente nella mia vita, devastandola come solo l’acqua irrequieta sa
fare, lasciando tracce indelebili in me. Calmo meraviglioso e bello. Capace di
cullarmi come solo la sua voce sa fare. Visto poche volte coi miei occhi, ma
tante coi suoi che lo amano. E per
osmosi l’ho amato anche io, come se mi
appartenesse.
E ora riparto, verso le sponde di un nuovo fiume… perchè non
si dica che non siamo fatti di acqua.
"Per tutto questo tempo sono rimasta ai bordi della vita, guardandola passare. Ora però in quel fiume voglio nuotare.
Questo post potrebbe sembrarvi, ad una prima analisi, dettato dalla più profonda e nera invidia, invece, dopo averlo letto, ne avrete l'assoluta certezza!
Ebbene mi rivolgerò a te mamma moderna, taglia 38, fasciata da una minigonna inguinale che ancheggi su zeppe vertiginose spingendo il passeggino: MA COME CAZZO FAI?
Ma come fai ad avere i capelli perfettamente stirati, il trucco come se fossi appena uscita dalle esperte mani di un visagista e tutto questo alle 7 e 45???
Mentre accompagno l'Uomo Lagno e Ozzy a scuola mi guardo intorno ed è tutto un brulicare di mamme sprint che volteggiano su tacco 12 con la piega perfetta e il trucco freschissimo, che scarrozzano bambini riluttanti (almeno quelli sono rimasti uguali), ed io? IO?
Mestamente mi faccio un rapido check-up, bene che vada sembra che mi hanno cacciato di casa a calci in culo!
Solo che al mattino la situazione a casa mia è critica, appena si svegliano i bimbi inizia il mantra : 'fate colazione, lavatevi il viso e i denti, vestitevi è TARDI!'
'vi siete lavati i denti?'
'mammaaaaaaa ma perchè si lavano sempre i denti? e se si consumano?'
'laaaaaaaaaaavaaaaaaaaaaati è taaaaaaaaaaaaaaaaaaaardi!'
'mammaaaaaaaaaaa mi aiuti che non riesco a mettermi i pantaloni!!!'
'arrivooooooooooooooooooo'
'mammaaaaaaaa i calzini non puzzano, me li rimetto?'
Ma davvero pensate che con questo casino riuscirei a piastrarmi e truccarmi?
Va bene probabilmente le aitanti mammine si sveglieranno di buon ora, ammesso di riuscirci anch'io a svegliarmi un'ora prima del solito, son sicura che dopo un po' i capelli inizierebbero a prendere una brutta piega e il trucco colerebbe, allora mi accontento di sfoggiare il mio look acqua e sapone da appena cacciata di casa e quando vi incrocio mamme-modelle, mi riservo di fulminarvi col mio sguardo da vipera invidiosa augurandovi di cadere dai vostri tacchi! Cattivissima me!