Liste su liste di cose da fare. Un riassunto della mia vita in elenchi
puntati. Neanche troppo riassunto: se incollassi in fila tutti i post-it che ho scritto e li facessi pendere giù dalla finestra, potrei
raggiungere senza problemi il centro della terra.
Anche adesso, mentre scrivo questo post, una nuova lista si sta
allungando. Forse si potrà dedurre che
ho una memoria che fa schifo … o che non sono capace di organizzarmi senza una
linea-guida.
La verità è che niente è reale fino a quando non lo dici ad alta voce,
e ancor di più, quando lo scrivi.
A mano, a penna, per l’esattezza. La scrittura
è sempre stata il mio modo di memorizzare, anche a scuola, perché così come l’inchiostro
si imprime sulla trama della carta, la parola scritta si imprime nella mia
mente.
O almeno dovrebbe.
Perché ci sono cose che non hai bisogno di scriverti, per ricordarti.
E di solito non sono le cose che VUOI fare, ma quelle che DEVI. Tipo …
non ho mai scritto su un post-it “spaccarsi quella mezza vaschetta di gelato
che è rimasta in freezer”
ma semmai “lavare maglietta bianca”, “prenotare
ceretta”, “fare fotocopia C.I.”
… oppure ci scrivo cose tipo “tel. zia” (quella
noiosa, per capirci …)
“scadenza tasse univers.”, “prendere app. dott. ssa”
…
oppure abbreviazioni assurde che capisco solo io “man. bor.” /“st. gh. nil.”
… perché sono cose che proprio non ho nemmeno voglia di scrivere per intero, figuriamoci di fare!
Ormai ho imparato che quando mi coglie la voglia di fare devo
approfittarne, perché un evento simile non si ripeterà molto presto. Un po’
come l’eclissi di sole.
Quando mi prende la smania di depennare (ossia sempre all’ultimo momento, perché io
sono di quel genere che lavora meglio
sotto pressione … anche voi, vero? Lo sospettavo.) devo sempre partire dall’impegno
più rognoso, più gravoso, più noioso … insomma l’onere che mi trascino ad adempiere con uno stato d’animo
misto tra quello del cavaliere valoroso che si appresta ad affrontare il drago …
e quello del martire che va al patibolo.
Dopo di che penso: ok, fatto questo,
il resto è una passeggiata. Piglio deciso, testa bassa e approfitto dell’inaspettata
scarica di adrenalina derivante dal mio primo immenso successo.
Di solito poi, a questo punto, arriva l’ora di merenda. Evvabbè. Almeno
qualcosa oggi ho fatto.
Amen.
Però che gioia il momento del depennare. Zaaaaaaac. Una bella rigaccia
nera, decisa.
Aaah.
Che gioia.
Ma CHE gioia? Ma per favore.
Mi sono accorta che la parola
che ripeto più spesso nella mia testa è “devo”. Mi ripeto anche che “devo”
aggiungere un’altra cosa alla lista. La lista che si stava finalmente
assottigliando. Adesso mi sono venute in mente altre 45 cose da fare. Cose anche
abbastanza inutili … cioè, posso anche vivere senza aver riparato il manico di
quella borsa che ormai metterò di nuovo l’inverno prossimo!
E invece, una volta scritta … rimane lì, come una macchia sulla mia
coscienza. Anche oggi non ho fatto il mio dovere per intero. E si sa, “prima il
dovere e poi il piacere”.
Ma ‘sto
piacere quando cacchio arriva?
Una cosa che devo (ops, che voglio) fare è iniziare a pensare di più a ciò
che voglio, e meno a ciò che devo. Il rischio è quello di perdere di vista
quello che è davvero importante per me. Quello che mi fa star bene, quelle piccole cose che fanno respirare
aria più leggera e vedere la vita come un elenco di istanti indimenticabili.
•La
chiacchierata con l’amica.

•Disegnare per lei.
•Prendere in giro l’ex di turno.
•La
risata liberatoria.
•Comprarsi un mazzo di fiori freschi, senza motivo.
•Staccare
il telefono e guardarsi l’ultima puntata della sere tv preferita.
•Uscire con un
abito scollatissimo e fare le 5 del mattino.
•Spaccarsi quella mezza vaschetta
di gelato rimasta in freezer.
Sarà pur arrivato anche per me, il momento del piacere.
La Flor